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Suor Maria e la Crèche di Betlemme

Per qualche giorno Suor Maria Mastinu, originaria di Milis e unica italiana Figlia della Carità di San Vincenzo de’ Paoli a Betlemme, è tornata nel suo paese di origine. intervista_a_suor_maria

Suor Maria, sei a Betlemme da nove anni. Di cosa ti occupi?

Le Figlie della Carità sono presenti a Betlemme dal 1884. Le prime suore iniziarono con le visite a domicilio, curando gli ammalati. Viste le necessità - soprattutto quelle dei bambini abbandonati - costruirono, grazie ad aiuti dalla Francia, un ospedale (per questo chiamato Hôpital Français) con i vari reparti (ostetricia, medicina, chirurgia...). Ma si volle intervenire anche per l'infanzia abbandonata, creando quella chiamata ancora oggi La Crèche. Le prime suore erano infatti francesi: il nome crèche ha vari significati: “culla”, “nido”… Anche la mangiatoia del Presepe è chiamata crèche. Questo invita a riflettere, perché c'è una relazione tra Gesù Bambino e questi bambini: un inizio di vita difficile, minacciato, povero, precario che passa attraverso la crèche. Oggi La Crèche è l'unica opera in Palestina che riceve e ospita bambini dai 0 ai 6 anni.

E dopo i sei anni i bambini dove vanno?

Alcuni nei Villaggi SOS, case famiglia dove i bambini imparano a gestirsi da soli e a vivere in famiglia. Qui possono rimanere fino ai diciotto anni. Hanno la possibilità di studiare o imparare un mestiere. Chi non può andare al Villaggio SOS può rientrare in famiglia o in altre istituzioni di natura islamica. Attualmente noi ospitiamo 40 bambini, di cui una parte sono abbandonati e altri - chiamiamoli “casi sociali”- affidati a noi dalla polizia o dall'assistenza sociale palestinesi. A questi si aggiungono i 65 che vengono dall'esterno e frequentano la scuola materna.
Tutti i giorni, quindi, (eccetto il venerdì per i musulmani e la domenica per i cristiani) accogliamo circa 100 bambini. I piccoli che vengono dall'esterno sono figli di famiglie disagiate o povere e a loro non si chiede niente: è tutto gratuito. Farli stare insieme ai bambini ospiti della nostra struttura è molto positivo, perché esiste uno scambio reciproco di doni che li aiuta nella loro crescita.

Ma allora quest'opera come va avanti?

È come il Cottolengo di Torino: vive di Provvidenza e grazie a Dio la Provvidenza, anche a piccole gocce, è sempre presente nei palestinesi. Un signore di Betlemme (che non sappiamo chi sia) verso il quindici di ogni mese ci manda - con un autista - pane arabo e carne. Lo stesso autista non sa dire chi sia questo benefattore. Vuole una carità che non si vanta. Sentiamo la protezione della Santa Famiglia, che non permette che a Betlemme ci siano bambini senza una carezza, un sorriso. Dovreste vedere gli sguardi di quei bambini; anche se piccoli percepiscono che la loro non è una vita normale e nei loro occhi c'è un velo di tristezza.

Come mai tanti bambini abbandonati?

Le ragazze musulmane che rimangono incinte prima del matrimonio vanno incontro a una condanna a morte, anche se non è raro che siano vittime di violenza sessuale e d’incesto. Da quando è stato costruito il muro la situazione è peggiorata: sono aumentati i parti clandestini e, conseguentemente, gli abbandoni. Noi siamo l'unica struttura in Palestina dove un neonato può sopravvivere. I nostri bambini abbandonati non esistono perché, non essendo riconosciuti, non hanno certificato di nascita e questo complica ulteriormente, per loro, le possibilità di essere adottati. L'Islam non gradisce il concetto di adozione; parlano più di tutela di minore, di affido a una famiglia esclusivamente palestinese-musulmana. Ma questo comporta non avere un cognome, un certificato di nascita, la possibilità di ereditare. Tutti questi bambini automaticamente diventano musulmani e tali devono restare: ciò fa “saltare” ogni discorso riguardante le adozioni internazionali. Fortunatamente non tutto è negativo e rimane aperta qualche speranza: con più frequenza, infatti, le famiglie palestinesi musulmane stanno chiedendo di avere i bambini in tutela. Negli ultimi mesi sono stati affidati sette bambini. Sono famiglie coraggiose, perché non tutti i parenti gradiscono l'inserimento nel clan di un “intruso”, che non è sangue del proprio sangue. Molte coppie, per avere in affido un bambino, si allontanano dal clan. La Crèche è la mangiatoia, il nido, la culla, il prolungamento della culla di Gesù Bambino.

Suor Maria
Figlie della Carità San Vincenzo de Paoli

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